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Carnevale di Samugheo 2010 - ” Antigu Karrasegare Samughesu
L'associazione Culturale Mamutzones de Samugheo con il patrocinio del Comune di Samugheo organizza il giorno 7 FEBBRAIO 2009 ore 16:00

 

Mamutzones
Carrasegare antigu Samughesu
A MAIMONE 2010
"
SAMUGHEO - 07 FEBBRAIO 2010 – ore 16.00 - 22.00

Partecipano:
dal Molise: Il Diavolo di Tufara e Gl'Cerv di Castelnuovo al Volturno;

Sardegna: Thurppos di Orotelli, Urthu e Butuddos di Fonni, Tumbarinos di Gavoi, Su Bundu di Orani
I Mamutzones, s'Urtzu, su Omadore e tutte le maschere del carnevale Samugheo.
Serata danzante con la musica di Massimo Pitzalis.
Per quanto riguarda le maschere tipiche Samughesi arricchiranno la manifestazione i Mamutzones di Samugheo, S'utzu e su Omadore, Su traga Corgios, Su carru de Santu Minchileo, Sa filongiana, Sa pipia de Tzapulu, Is mascheras limpias e altre maschere spontanee della tradizione carnevalesca Samughese.

Il giorno di Martedì Grasso, saranno invece protagoniste le maschere tradizionali di Samugheo, che rappresentavano un tempo la passione e la morte di Dionisio, il dio che ogni anno moriva e rinasceva come la vegetazione, rappresentato dalla maschera zoomorfa de "s'urtzu".

Questa tipica maschera indossa una intera pelle di capro, porta al collo un grosso campanaccio fissato ad una catena, ed esegue una danza zoppicante tipica delle feste dionisiache, danzando goffamente e avventandosi sugli astanti muggendo; nascosta sotto le vesti porta una vescica di sangue e acqua per simulare la perdita di sangue della vittima quando cade a terra.

La rappresentazione della passione di Dioniso era in origine una cerimonia sacra, ma in seguito all'avvento della religione cristiana venne declassata a rappresentazione carnevalesca, ed è in questa forma che si è trasmessa sino ad oggi. Il suo significato preciso è ormai quasi indecifrabile, comunque si svolge in questo modo: S'Urtzu, è tenuto per la vita da Su Omadore, suo guardiano, dal quale viene quasi trascinato verso il suo sacrificio, i mamutzones, i seguaci di Dionisio, indossano al di sopra di un abito di fustagno nero, una mastruca fatta con pelli di capra, dotata di una cintura da cui pendono diverse file di campanacci e sul petto altri quattro più grossi, sulla testa portano invece un grosso recipiente in sughero munito di vere corna caprine e rivestito all’esterno da pelli di capra, chiamato casiddu o moju, a cui si attribuiscono particolari significati di prosperità.

I mamutzones avanzano in gruppo, mimando il combattimento delle capre in amore e saltellando provocano così il tintinnio ritmico dei campanacci, oppure danzano intorno a S'urtzu quando cade. Anticamente tutti portavano anche un bastone avvolto di pervinca, mentre oggi lo porta solo qualcuno di loro.
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