Ciao fratellino, mentre sto scrivendo sicuramente da te ora
è notte fonda.
Oggi a casa è venuta per pranzo nostra madre, vederla
giocare insieme a mio figlio mi ha fatto tornare in mente
il mio primo amore di bambino, nostra nonna.
In questa lettera vorrei poterti raccontare qualcosa di lei,
tu sei nato poco tempo prima che ci lasciasse.
Scusami se mi soffermerò su tante cose, ma credo tu
avrai la pazienza di leggermi e forse anche la curiosità
di sapere com’era la mia vita insieme con lei.
Ricordi che mentre crescevamo la sera prima di addormentarti
mi chiedevi sempre e solo di lei, volevi conoscere ogni cosa
ed eri molto geloso del rapporto molto stretto che avevo con
la nonna. Io non ne ho mai parlato volentieri, e allora andavi
a chiedere alla mamma o a papà. Quello che non lasciavo
mai capire era che in fondo ne sono sempre stato geloso e
non amo parlarne volentieri. Ma oggi è successo qualche
cosa di speciale, sarà la straordinaria assomiglianza
fisica di mio figlio con me bambino, o non so cos’altro,
ma sono rimasto un ‘ora e più a guardarli essere
complici nel giocare assieme. A volte dimentico che io alla
sua età ero già un ometto, perché per
me lui sarà sempre il mio bimbo.
Tu sei così lontano… Non importa adesso, quello
che conta ora è poterti spiegare gli ultimi giorni
di nostra nonna, sarebbe stata orgogliosa soprattutto del
tuo coraggio, quello che nell’infanzia è mancato
molto a me, oggi tu m’insegni ad inseguire i sogni senza
preoccuparsi troppo del futuro, vivi esattamente il presente.
Quando leggerai il mio racconto, spero tu possa pensare a
me e ricordarti di quanta riservatezza mi porto sulle spalle,
ho quasi vergogna a farmi vedere, e adesso sono nudo davanti
a te e ai miei sentimenti.
Come ti ho accennato prima, io avevo un amore molto speciale
nella mia infanzia, mia nonna. Lei era la mia confidente,
la mia migliore amica e la mia guida. Sarà stato a
causa delle grandi assenze dei miei genitori sempre impegnati
in viaggi di lavoro, ma ho passato molto tempo a casa con
lei.
Amavo soprattutto andare in giro insieme con lei, in ogni
passeggiata imparavo sempre qualcosa di nuovo e mi sentivo
protetto da questa donna così forte ma allo stesso
capace di grandi slanci di tenerezza.
Ricordo ancora quando per la mia promozione alla seconda elementare,
i miei insieme a lei mi regalarono la mia prima bicicletta,
era una bellissima bicicletta gialla, aveva le rotelle laterali
per permettermi di correre subito verso tante avventure da
condividere sia con i miei compagnetti che con la mia immancabile
nonna.
Andavo a vedere il torrente che si trovava a meno di un chilometro
fuori del piccolo paese dove abitavamo con la famiglia. Andavamo
in realtà a cercare i lombrichi, sarebbero poi serviti
per una prova di coraggio. Dovevamo trovarne così tanti
da riempirci un secchio che avremmo rovesciato sulla pancia
nuda del più coraggioso. Io ogni volta riuscivo a trovare
una scusa che mi cavava sempre d’impiccio, spesso erano
finte commissioni per la nonna compiacente, sino a che un
giorno il gruppo sospettò la verità.
Così, per dimostrare che le mie non erano scuse, dopo
che arrivammo al torrente mi misi a cercare il lombrico più
grosso e lungo di tutti. Dopo quasi un’ora lo trovai.
Tremavo di paura e di schifo per quello che stavo per fare,
ma se volevo essere considerato il più coraggioso quello
era molto meglio che farsi versare un intero secchio di lombrichi
sulla pancia. Presi quel lungo verme e con lentezza, in modo
che tutti vedessero il gesto, me lo portai alla bocca e lo
mangiai. Sentirlo che si dimenava dentro la mia bocca mi fece
vomitare, ma ero stato coraggioso.
Quando ritornammo al paese con le nostre biciclette io avevo
un pallore tale che mia nonna corse subito a prendermi, mi
toccò la fronte, scottavo ed ero tutto sporco di vomito.
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