Da qualche anno
il desiderio di vedere , con gli occhi da adulta la regione
di origine della mia cara nonna Juannica Pinna, era sempre
più presente nella mia mente.
Pur non avendola mai conosciuta, la Sua influenza attraverso
mia madre e le sue sorelle, era sempre stata viva nella educazione
di noi rampolli.
Severità , rispetto verso gli altri e se stessi , amore
avverso la conoscenza.
Questi i prodromi della nostra rigida educazione.
Nella mente di bimba si era formata la convinzione che anche
il territorio fosse severo, concetto, successivamente smantellato
dagli studi geografici.
La ridente Sardegna mi ha accolto, con gioia, con sensibilità,
donandomi la bellissima sensazione di far rivivere mia nonna,
attraverso il mio andare tra gli splendori geografici ed archeologici
della coinvolgente , misterica, poetica Sardinia.
Non ho certo esagerato con gli aggettivi ; la terra di Grazia
Deledda, di Su Barumini,, dei murales di Orgosolo, dei fenicotteri
rosa , ormai stanziali per le variazioni recenti del clima
,le molte miniere, affascina , coinvolge chi vi si reca per
vivere le atmosfere che questo splendido, antico territorio
racchiude in esso , ma che, generosamente offre, a chi sa
e vuole percepirle.
Non a caso ho definito questa splendida regione “Poetica
“.
La sua posizione geografica ne fa una privilegiata dal punto
di vista climatico ;il mare Le dona una mitezza sulle coste
ove una splendida macchia mediterranea, rigogliosa e gioiosamente
intonsa ,sorride a Gaia illuminata da Ra.
Mi trovo nella bella città si Callaris o “Su
Casteddu”,è l’alba, il sole prepotente,
emerge dalle colline; Ra ,per alcuni minuti , non abbraccia
Gaia, ma la domina ed ella quasi scompare nello splendore
imponente, offuscante dei raggi nascenti.
L’ orizzonte non è più nitido, contro
il cielo ceruleo, Gaia quasi si annulla fra le braccia di
Ra che , lentamente, percorre il sentiero di sempre.
Tutto sembra immobile, anche i rapaci non si librano più
nell ‘ aere, rispettosi del magico vivere di Ra e Gaia.
E’ l’ archetipo della vita, la magia che si ripete
, da sempre uguale eppur diverso .
Un’alchimia che fa vibrare .
La forte luce annulla ogni cosa, per poi riemergere ,più
forte , più viva di prima .
Soggiace Gaia alla potenza di Ra .
E’ la Katarsi.
Cornice di tale quadro è lo splendido
blu cobalto del cielo e del mare che, talvolta diviene di
un intenso verde smeraldo, con pennellate bianche per le onde
che si infrangono lungo la costa o contro gli scogli , che
siano appena affioranti o svettanti verso il cielo, quali
sentinelle protettrici di tali splendori. .
Tutto ciò è possibile ,grazie all’ attenzione
con cui viene tutelata da costruzioni irrazionali ed invadenti
che ne avrebbero alterato il suo continuum.
E’ uno spettacolo che, da solo, vale un ritornare in
questo splendido territorio.
Ho paragonato la Sardegna ad una giovane fanciulla dalle forme
dolcemente curvilinee che inneggia alla vita avvolgendo tutti
nei profumi intensi eppur dolci, trasferendo al cuore dell
’osservatore questo senso di gioia , di serenità.
E’ festosa, gioiosa ma , i cespugli non si ergono, sparsi
senza un ordine precostituito , come accade ovunque si evidenzia
la macchia mediterranea originaria, bensì ,( ed è
questa peculiarità che la rende unica), le forme dolci
dei cespugli che si offrono allo sguardo degli astanti in
un susseguirsi di sfumature di verde e di un caldo marrone,
parrebbero curate da un sensibilissimo architetto di giardini.
Quasi mi par di vedere, giorno dopo giorno, questo sensibile
artista, eliminare le foglie secche , potare , sempre con
amorevole attenzione, il mirto, la ginestra, l’erica
e tutte le altre realtà vegetative , donando forme
quasi emisferiche che ricordano il dolce profilo degli antichi
monti che ornano il cielo di un blu cobalto.
Ne risulta un paesaggio dolce, morbido che ,entusiasma, commuove
,rasserena la mente, lo spirito.
Pur se rare , talvolta si evidenziano delle morfologie perfettamente
coniche che svettano verso il cielo, ma esse non terminano
con vette aguzze .
La loro cima, quasi a voler chiedere scusa al cielo, si addolcisce
come volesse non perforare la splendida realtà blu
cobalto che sovrasta questa magica alchimia.
La Sardinia è una incessante momento di amore verso
la Madre Terra che, fin dall’epoca del misterico popolo
nuragico giunge immutato fino a noi, se pur sotto diversificate
forme.
Il termine misterico ,per questo splendido territorio non
è un eufemismo né si può o deve circoscrivere
alla realtà antropica, alla loro origine, al loro linguaggio.
Tombe , statue di giganti, anche esse misteriche, contribuiscono
a rendere vieppiù affascinante la Sardegna.
Riflettevo, protetta dalla dolce ombra di una delle tantissime
quercus suber che dominano il paesaggio arboreo, su tali peculiarità
etnoantropiche quando , da lontano giunge il suono cadenzato,
ripetitivo di una fisarmonica .
Potrebbe sembrare ossessivo , stancante per l’udito
ed invece rilassa lo spirito.
Katarsi.
Tutto in Sardinia è katarsi :le misteriche statuine
nuragiche, i templi che, fari del passato, rendevano agevole
il navigare, le danze ancestrali, inneggianti le forze della
natura.
Una stratificazione di realtà storiche che si legge
nei visi scolpiti dal Tempo e dagli eventi ,di molti abitanti.
Archetipi di civiltà solo in apparenza scomparse, come
testimoniano i fassoni in uso ancora nel mondo dei pescatori
sardi e , anello di congiunzione tra il passato ed il presente
, tra popoli antichi del Golfo Persico , del Nilo di oggi
come quello dell’ epoca dei Faraoni, ci narrano di usi
antichi eppur attuali.
Antica ,eppur attuale è la cortesia, la dolce accoglienza
del popolo sardo .
Antico , eppur attuale è “ su pane carasau”
che da millenni soddisfa anche i palati più esigenti.
Antica eppur attuale è l’arte preziosa che trasforma
l’oro , l’argento in preziosi e delicatissimi
monili dai disegni risalenti a tempi lontani .
Vivere Sardinia è un viaggio nel Tempo , all’
interno di noi stessi per comprendere vieppiù il nostro
animo ed i misteri che Gaia ancora ha in sé .
Carolina Benincasa
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