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La descrizione di un attimo - di Rita Solinas - 2 parte

Per me quel luogo era situato quasi in paradiso, si trattava di un villaggio a cinque stelle che come architettura e colori ricordava la casa di un marajà, vivevo dentro un sogno e avevo paura di risvegliarmi. Dopo lo spettacolo e dopo che tutti gli attori si furono cambiati, rimanemmo ancora lì sotto quel palco ad attendere che ci portassero a dormire. Osservavo quel piccolo teatro all’aperto realizzato tutto in legno, le sedie in plastica colorata quasi stonavano vicino alle panche lignee che si trovavano nei lati della struttura in legno, quel palco ora era una piccola discoteca all’aperto, vedemmo ancora una volta i ragazzi del villaggio animare e incitare la folla che, non sazia dello spettacolo, voleva ancora divertirsi. Ma è allora che ci avvicinò Chicco, quello che poi in quei giorni sarebbe stato per noi un punto di riferimento grandissimo. Infine arrivò la notte e finalmente potemmo dormire, anche se sopra dei materassi nudi. Non potevamo chiedere niente e nemmeno il capovillaggio poteva, perché noi non saremmo dovute restare nemmeno per dormire.
Il caldo, la stanchezza, e forse la felicità, non mi fecero penare che quel giorno avevo cenato con un semplice gelato mangiato alla stazione dei pullman con Laura, e che in fondo stavo dormendo in un letto spoglio di cuscino e lenzuola posto di fronte ad una finestra aperta e senza i miei bagagli. Quelli in modo molto sbrigativo mi furono dati in piena notte, ricordo però solo delle voci indistinte che dicevano chi ero e cosa facevo lì agli altri ospiti della casetta, intravidi che c’erano anche i due ragazzi, che sul momento non riconobbi, a guardarmi incuriositi.
Sapere di avere due ragazzi nella stanza accanto a quella principale, mi rese più coraggiosa, e quando la mattina dopo mi ritrovai a svegliarmi in quel luogo, non provai molto imbarazzo a vedere gironzolare in mutande quei due giovani uomini.
Quella mattina inizialmente non ricordavo dove mi trovavo, e nel dormiveglia cercavo l’odore del cane e mia madre, ma appena aperti gli occhi eccomi chiaro dove ero. Stavo ferma e imbarazzata a guardarmi intorno, avevo paura di muovermi e di svegliare le mie compagne di stanza.
Ancora non credevo a tutto quello che mi era accaduto dalla sera prima, ero lontano da casa, avevo attraversato l’intera Sardegna e ora stavo lì. Dopo un’ora ero ancora sveglia a guardarmi intorno, vidi davanti a me che alla sinistra del mio letto oltre alla finestra c’era una sedia e un tavolo, alla mia destra dormiva Cinzia, di fronte a noi c’era il letto a castello dove dormivano altre due ragazze e nel disimpegno c’era un armadio usato da loro per i vestiti. Verso le sette anche gli altri si alzarono, iniziarono così le presentazioni e venni a sapere dei turni al bagno e degli orari per la colazione, così come le indicazioni per orientarsi al villaggio.
Ricordo sempre la mia entrata nel bagno quasi per ultima, sempre per non dover intralciare gli altri, stavo per spogliarmi quando esce dalla doccia, in boxer aderenti rossi con una banda azzurra lungo i lati Angelo, un ragazzo longilineo con due bellissimi occhi verdi, muscoli da ballerino di flamenco, e dei capelli color grano lunghi sino alla spalla, avrei voluto morire dalla paura e dalla vergogna. Quello fu il loro benvenuto, si rise e scherzò ancora per poco, dovevano scappare per iniziare la giornata, c’era il risveglio degli ospiti e il programma diurno.
I giorni in un villaggio sono scanditi in tante attività, e questo lo imparai molto presto, quasi subito, ma soprattutto mi innamorai in fretta del teatro all’aperto che si trovava proprio al centro del villaggio, composto anche da una hall, un edificio ristorante dove affianco si trovavano le cucine e la mensa per il personale, la lavanderia e poi un bar all’aperto che la sera si trasformava con il suo spiazzo in una sala da ballo. Le stanze per gli ospiti si dividevano tra il primo piano dell’edificio principale e uno più distante, nel mezzo un’enorme piscina divisa in due livelli per essere adatta sia ai bambini che agli adulti, diverse zone del villaggio erano collegate da vialetti in pietra che erano uniti anche alla spiaggia dove i clienti usufruivano anche di una zona docce. Lì scoprii che la ragazza che dormiva affianco a me, era la scenografa dello staff, e che nella stanza accanto alla mia dormivano il ragazzo dai capelli lunghi e il protagonista del musical. Forse il tutto era uno scherzo del destino.

Continua - (3 pagina)

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