Per me quel
luogo era situato quasi in paradiso, si trattava di un villaggio
a cinque stelle che come architettura e colori ricordava la
casa di un marajà, vivevo dentro un sogno e avevo paura
di risvegliarmi. Dopo lo spettacolo e dopo che tutti gli attori
si furono cambiati, rimanemmo ancora lì sotto quel
palco ad attendere che ci portassero a dormire. Osservavo
quel piccolo teatro all’aperto realizzato tutto in legno,
le sedie in plastica colorata quasi stonavano vicino alle
panche lignee che si trovavano nei lati della struttura in
legno, quel palco ora era una piccola discoteca all’aperto,
vedemmo ancora una volta i ragazzi del villaggio animare e
incitare la folla che, non sazia dello spettacolo, voleva
ancora divertirsi. Ma è allora che ci avvicinò
Chicco, quello che poi in quei giorni sarebbe stato per noi
un punto di riferimento grandissimo. Infine arrivò
la notte e finalmente potemmo dormire, anche se sopra dei
materassi nudi. Non potevamo chiedere niente e nemmeno il
capovillaggio poteva, perché noi non saremmo dovute
restare nemmeno per dormire.
Il caldo, la stanchezza, e forse la felicità, non mi
fecero penare che quel giorno avevo cenato con un semplice
gelato mangiato alla stazione dei pullman con Laura, e che
in fondo stavo dormendo in un letto spoglio di cuscino e lenzuola
posto di fronte ad una finestra aperta e senza i miei bagagli.
Quelli in modo molto sbrigativo mi furono dati in piena notte,
ricordo però solo delle voci indistinte che dicevano
chi ero e cosa facevo lì agli altri ospiti della casetta,
intravidi che c’erano anche i due ragazzi, che sul momento
non riconobbi, a guardarmi incuriositi.
Sapere di avere due ragazzi nella stanza accanto a quella
principale, mi rese più coraggiosa, e quando la mattina
dopo mi ritrovai a svegliarmi in quel luogo, non provai molto
imbarazzo a vedere gironzolare in mutande quei due giovani
uomini.
Quella mattina inizialmente non ricordavo dove mi trovavo,
e nel dormiveglia cercavo l’odore del cane e mia madre,
ma appena aperti gli occhi eccomi chiaro dove ero. Stavo ferma
e imbarazzata a guardarmi intorno, avevo paura di muovermi
e di svegliare le mie compagne di stanza.
Ancora non credevo a tutto quello che mi era accaduto dalla
sera prima, ero lontano da casa, avevo attraversato l’intera
Sardegna e ora stavo lì. Dopo un’ora ero ancora
sveglia a guardarmi intorno, vidi davanti a me che alla sinistra
del mio letto oltre alla finestra c’era una sedia e
un tavolo, alla mia destra dormiva Cinzia, di fronte a noi
c’era il letto a castello dove dormivano altre due ragazze
e nel disimpegno c’era un armadio usato da loro per
i vestiti. Verso le sette anche gli altri si alzarono, iniziarono
così le presentazioni e venni a sapere dei turni al
bagno e degli orari per la colazione, così come le
indicazioni per orientarsi al villaggio.
Ricordo sempre la mia entrata nel bagno quasi per ultima,
sempre per non dover intralciare gli altri, stavo per spogliarmi
quando esce dalla doccia, in boxer aderenti rossi con una
banda azzurra lungo i lati Angelo, un ragazzo longilineo con
due bellissimi occhi verdi, muscoli da ballerino di flamenco,
e dei capelli color grano lunghi sino alla spalla, avrei voluto
morire dalla paura e dalla vergogna. Quello fu il loro benvenuto,
si rise e scherzò ancora per poco, dovevano scappare
per iniziare la giornata, c’era il risveglio degli ospiti
e il programma diurno.
I giorni in un villaggio sono scanditi in tante attività,
e questo lo imparai molto presto, quasi subito, ma soprattutto
mi innamorai in fretta del teatro all’aperto che si
trovava proprio al centro del villaggio, composto anche da
una hall, un edificio ristorante dove affianco si trovavano
le cucine e la mensa per il personale, la lavanderia e poi
un bar all’aperto che la sera si trasformava con il
suo spiazzo in una sala da ballo. Le stanze per gli ospiti
si dividevano tra il primo piano dell’edificio principale
e uno più distante, nel mezzo un’enorme piscina
divisa in due livelli per essere adatta sia ai bambini che
agli adulti, diverse zone del villaggio erano collegate da
vialetti in pietra che erano uniti anche alla spiaggia dove
i clienti usufruivano anche di una zona docce. Lì scoprii
che la ragazza che dormiva affianco a me, era la scenografa
dello staff, e che nella stanza accanto alla mia dormivano
il ragazzo dai capelli lunghi e il protagonista del musical.
Forse il tutto era uno scherzo del destino.
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