Quel pomeriggio
era tra i più caldi che abbia vissuto, il tempo poi
sembrava non passare mai. Laura non arrivava e io ero quasi
convinta di lasciar perdere tutto.
Alle due del pomeriggio invece raggiungemmo la stazione dei
pullman, l’avventura di una vita poteva così
cominciare. Il mio cuore scoppiava di gioia, o forse era solamente
una santa e beata incoscienza a guidare ogni mio pensiero.
Bevevo con avidità ogni singola immagine di quel viaggio
verso l’ignoto, e ancora oggi provo una fortissima emozione
che mi blocca il respiro al ricordo di quei giorni e di quell’attimo.
Quando arrivammo alla stazione dove avremmo dovuto prendere
un altro pullman Laura quasi dimenticò la sua valigia
nel bus, che stava già accingendosi a ripartire. Per
paura di perdere la coincidenza che tardava ad arrivare non
ci spostammo dalla sala d’aspetto. Io stranamente ero
tranquilla, tutto per me di quel viaggio profumava di nuovo,
inesplorato, avventuroso e fantastico. Oggi, dopo anni, lei
ha quasi rimosso del tutto quei giorni, con mio grande rammarico.
Arrivammo di sera molto tardi alla nostra prima destinazione.
Doveva venirci a prendere un certo Alberto, che solo dopo
capimmo essere il nostro datore di lavoro.
Strano lavoro quello di animatore in villaggi turistici per
chi non era mai uscito di casa e non conosceva il mondo se
non dai racconti degli amici, quelli sì che lo conoscevano
veramente. Ma Laura che aveva anche viaggiato tanto all’improvviso
si era rilevata più spaventata di me che avrei avuto
ogni ragione per avere più paura.
Alberto ci venne a prendere dopo tante telefonate e tante
insistenze, ci sembrò anche più grande di quello
che in realtà era, di notte ogni cosa sembra più
bella e luccicante, poi appena ricompare il giorno ogni cosa
riprende il proprio reale aspetto.
Arrivammo al villaggio all’inizio dello spettacolo notturno
che precedeva le feste che qualche giorno dopo sarebbero state
fatte per festeggiare il ferragosto. Il nostro caronte si
era dileguato per poterci sistemare a dormire negli alloggi,
che si trovavano verso i parcheggi per le macchine dei clienti
e del personale, si trattava di piccoli alloggi a schiera
con due entrate, erano due stanze, un bagno e un andito molto
piccolo. Tra me e Laura ci fu la prima separazione, dovevamo
scegliere in quale casetta stare, decisi per entrambe, mi
sentivo di dover proteggere tutte e due, nonostante la mia
timidezza scelsi di dormire in una casa mista, insieme a tre
ragazze e due ragazzi.
Alberto e le due animatrici che tenevano le chiavi degli alloggi
ci portarono poi al teatro ad ascoltare e vivere quel posto;
io che non avevo mai visto un luogo da favola simile spalancavo
gli occhi per far sì che potessi ricordare ogni minimo
dettaglio di quei momenti magici. Laura era con me, ma nonostante
questo mi sentivo sola, ero diventata un tutt’uno con
quel posto. Dovevamo evitare di farci notare troppo, in realtà
noi lì eravamo di passaggio e saremmo dovute partire
addirittura quella notte stessa, mentre invece ci rimanemmo
abbastanza per vivere una favola e un’ esperienza che
nel male e nel bene ci avrebbe segnato per sempre.
Quella sera c’era come musical “Moulin Rouge”,
io non avevo mai visto il film e come tutto ciò che
mi circondava per me era nuovo. Guardai con grandissima attenzione
ogni singola scena di quello spettacolo, osservai ogni singolo
personaggio e in particolare un ballerino con i capelli lunghi,
ancora oggi non ricordo altro che lui, lì sul palco,
vestito in smoking che in fila davanti a tutti salutava il
pubblico che applaudiva divertito.
Appariva molto maturo, stonava quasi in un luogo come quello,
aveva movenze sicure e decise. I suoi capelli bruciati dal
sole sotto quella luce, ero affascinata da quella figura atletica
e molto sensuale nei gesti, avrei voluto poterlo incontrare
dietro le quinte, ma noi lì eravamo clandestine e probabilmente
non avrei avuto il tempo di poterlo rivedere, almeno era quello
che mi ripetevo in continuazione: “goditi questi momenti
perché poi ne arriveranno altri magari anche più
intensi”. Ma soprattutto non dovevo dimenticare niente,
tutto doveva essere fagocitato dalla mia mente e dai miei
ricordi.
Eravamo di passaggio a dormire, mangiare e vivere in un villaggio
a cinque stelle che forse non avrei mai più visto in
tutta la mia vita, vedevo persone alte, altissime tutte intorno
a me che ero abituata alla gente di Sardegna.
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