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ESCURSIONISMO TREKKING E OUTDOOR
GLI OVILI DEL SUPRAMONTE
Pastori eremiti
Alcuni di questi pastori, ormai quasi centenari, raccontano del proprio passato quasi ripudiandolo: "è una vita dura e spietata che non auguro a nessuno, tantomeno ai miei figli", neppure si puo affermare che portino dentro di se una visione romantica dei luoghi dove trascorrevano le loro giornate: gole selvagge e profondi canaloni (i cosidetti bacus), impervi sentieri e oceani di campi solcati da attraversare, forre, grotte e doline dove a volte dovevano rincorrere le capre che si allontanavano dal gregge, strapiombanti pareti rocciose su cui si arrampicavano con la disinvoltura e sicurezza di un navigato alpinista e con l'ausilio di impressionanti i'scala e fustes costruite da loro stessi con grande maestria. Insomma, un vero paradiso naturalistico qual'è oggi ai nostri occhi il Supramonte, ma un vero supplizio per coloro che ci vivevano e abitavano; e laddove ognuna di queste meraviglie modellate nei secoli dalla natura non rappresentava ai loro occhi nient'altro che un altro ostacolo da superare nel più breve tempo possibile. Per altri il ricordo è meno severo e in alcuni casi quando ne parlano si legge nei loro occhi anche una certa dose di nostalgia e rammarico per un epoca ormai tramontata, un periodo sicuramente duro e difficile ma che permetteva di godere di un assoluta libertà e autonomia, molto spesso circondati da luoghi di estrema bellezza e suggestione che se non altro aiutavano a sentire meno gli effetti di una vita trascorsa in completa solitudine. Alcuni di loro hanno infatti costruito gli ovili nei posti più impensabili, bellissimi insediamenti pastorali sistemati come dei nidi d'aquila quasi a picco sul mare o su esigui terrazzini da cui era però possibile godere di panorami mozzafiato.

L'ovile Salinas o Mancosu, situato su un solitario picco di roccia sotto la Punta Salinas

S'udulu e Salinas, il tronco di ginepro scalinato su cui il pastore arrampicava per raggiungere la Punta
All'interno dei cuiles, e nei dintorni di essi, laddove venivano svolte tutte le mansioni e i compiti che questo tipo di lavoro comportava, il pastore viveva per la maggior parte dell'anno, tornando saltuariamente al paese per rifornirsi di pane e altre provviste o di abiti puliti. La sua esistenza ruotava intorno all'insediamento pastorale e spesso, la famiglia stessa lo seguiva in montagna per aiutarlo. I figli venivano abituati sin dalla prima adolescenza a seguire il padre in montagna, e non di rado erano loro che si occupavano di controllare il gregge mentre il padre si assentava o tornava al paese. Il brusco e rapido cambiamento che subivano quando venivano portati via dall'ambiente sereno della casa e dalle cure premurose della propria madre, forgiava il loro carattere e gli rendeva avezzi a ogni genere di disagio e di timore; col passare del tempo si abituavano a convivere con l'asprezza e la solitudine dei luoghi, a farsi in qualche modo rispettare se qualche malintenzionato si avvicinava al gregge, a sopportare le rigide temperature notturne all'interno dell'ovile cosi come il torrido e afoso caldo dell'estate, a riconoscere e a far proprie le ombre e le figure minacciose che la foresta in simbiosi con la mente di un bambino riesce a creare la notte.

Il magnifico panorama che si gode dalla P.ta Salinas, poco più in alto dell'ovile omonimo

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