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SARDARA
- POZZO SACRO SANT'ANASTASIA |
Accesso
- Si arriva a Sardara dalla s.s. 131, prendendo
lo svincolo del km. 53. Il pozzo sacro è nella parte nord
del paese, nel cortile della chiesa di Santa Anastasia, è
comunque facile arrivare seguendo i cartelli presenti in tutto
il paese.
Il biglietto d'ingresso all'area archeologica è di
2,58 Euro, in alternativa è possibile acquistare il
biglietto cumulativo di 4,13 Euro che permette di visitare
anche il Museo Archeologico del paese. |

La scalinata d'accesso vista dall'interno |
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Descrizione
- Il tempio a pozzo nuragico, scoperto e scavato
da Taramelli all'inizio del '900, risale al 1200 a.C. circa,
ed è costruito in basalto scuro e calcare bianco. L'acqua
che lo alimenta proviene da una sorgente poco lontana, Sa
Mitzixedda, ed è stata incanalata artificialmente per
poter arrivare fino al pozzo. Il monumento è formato da due
parti, una sotterranea ed una esterna. La grande camera sotterranea,
a cui si accede da una maestosa scalinata di dodici gradini,
ha pianta circolare del diametro di 4 m, ed è coperta
da una tholos dell'altezza di 5 m., che è tutt'ora
intatta, eccetto l'ultima pietra. La camera, pavimentata con
lastre di pietra, colpisce più che per le dimensioni,
per la precisione e la perizia tecnica con cui è costruita.
La sua profondità è tale che il punto più
alto della tholos coincide con il livello del terreno. |
Ingresso |

Veduta esterna |
Al di
sopra di questa struttura, ce n'era un'altra di cui non restano
che pochi filari di pietre e che presenta la tipica pianta
"a buco di serratura", rettilinea in corrispondenza
del sottostante vano scala e circolare in corrispondenza della
camera, mentre l'aspetto della parte superiore resta sconosciuto.
Durante gli scavi condotti dal Taramelli furono rinvenuti
vari conci lavorati decorati da bugne circolari e un altro
a forma di protome taurina, tali blocchi dei quali nei recenti
scavi del 2000 è stato trovato un altro esemplare,
potrebbero appartenere alla parte esterna del pozzo, ovvero
ad un altro pozzo sacro, poco distante, che attualmente si
trova sotto la strada adiacente al cortile della chiesa.
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La capanna 1 e in basso a destra il contenitore di lingotti
rinvenuto sotto la soglia
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Nell'area
circostante si trovano alcune capanne, appartenenti ad un
villaggio sicuramente molto esteso che giace attualmente sotto
le case e le strade del paese. Durante gli scavi del Taramelli
nella capanna 5, la capanna delle riunioni, furono rinvenuti
numerosi reperti, tra i quali bacili e strumenti in bronzo
e bronzetti attualmente conservati al Museo Archeologico di
Cagliari. La capanna, dotata di sedili e nicchie alle pareti,
ha restituito nel corso degli scavi altri straordinari reperti,
tra i quali arredi in pietra costituiti da una base d'altare
rinvenuta al centro, un piccolo altare a forma di torre nuragica
e un grande bacile. Sono proprio questi reperti che hanno
permesso di interpretare questo ambiente come luogo di riunione
dei capi della comunità. I recenti scavi hanno permesso
inoltre di distinguere due fasi di frequentazione, testimoniate
dal ritrovamento di due diversi pavimenti, e di constatare
che l'altare fu in uso fin dalla più antica di esse,
che cominciò nel XI-X secolo a.C. Un'altro edificio
importante è la capanna 1, detta "del Capo",
che era dotata di acqua corrente convogliata fino a li attraverso
un condotto a sezione ogivale che si diparte dalla base della
camera del tempio a pozzo, e che si raccordava ad un ingegnoso
sistema di canalette messo in luce dagli scavi. In questa
capanna fu inoltre rinvenuto nascosto presso la soglia, un
contenitore in ceramica nel quale erano stati sistemati numerosi
lingotti di rame di forma detta a "pelle di bue",
molto comuni in tutto il Mediterraneo tra L' Età del
Bronzo e quella del Ferro.
L'intero villaggio fu abbandonato, secondo l'indicazione dei
reperti, tra la fine dell'VIII e l'inizio del VII secolo a.C.
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