| Accesso
- Da Gonnostramatza si
esce sulla strada provinciale che conduce alla SS 131, dopo
qualche chilometro si troverà a destra della strada
la chiesetta campestre dedicata a San Paolo di Serzela, mentre
a sinistra una strada sterrata su cui poco dopo si vedrà
un pannello illustrativo che indica la domus de janas. La
tomba megalitica si trova sul punto più alto della
collina, accanto ai resti di un nuraghe. Il monumento non
è tuttavia facilmente individuabile. |
| Descrizione
- La tomba preistorica
di Bingia e Monti, famosa soprattutto per i ritrovamenti effettuati
al suo interno nel corso dei recenti scavi, si colloca dal
punto di vista tipologico a metà tra ipogeismo e megalitismo.
Si compone infatti di un vano scavato nella roccia (A) e di
una camera antistante costruita in tecnica megalitica (B),
con quattro grossi blocchi angolari e pietre più piccole
ai lati, mentre la copertura originaria era a piattabanda.
La parte anteriore del monumento non si è conservata
a causa della pendenza del terreno, quindi l'attuale lunghezza
di 4,47 m. non corrisponde a quella originaria; l'altezza
residua è invece di m 1,91.
Si tratta di una tomba collettiva utilizzata per un periodo
di tempo molto lungo tra la fine dell'Età del Rame
e il Bronzo Antico.
La fase più antica, corrispondente al vano scavato
nella roccia si potrebbe attribuire alla Cultura di Monte
Claro (metà III millennio a.C.), poichè nell'area
sono stati rinvenuti anche i resti di un insediamento attribuibile
a questa cultura. Nello strato più antico testimoniato
dai ritrovamenti sono stati rinvenuti i resti ossei di vari
individui e oggetti di corredo della cultura del Vaso Campaniforme
(seconda metà del III millennio a.C.), queste sepolture
più antiche erano sistemate all'interno di tre cassoni
litici (a,b,c) addossati ai lati del monumento e coperti da
un lastrone.
Al di sopra dei cassoni, oltre ad un ossario si rinvennero
invece tre sepolture primarie, con scheletri completi e numerosi
oggetti di corredoche oltre ai tipici vasi in ceramica della
cultura campaniforme, tra cui bicchieri e tripodi, comprendevano
anche ornamenti e gioielli. Tra i gioielli il più famoso
è il collier d'oro, il più antico della Sardegna,
ma furono rinvenute anche collane con vaghi in osso e bracciali
da arciere, nonchè armi come pugnali in rame e punte
di freccia. Dopo queste deposizioni la tomba non fu più
utilizzata per un certo periodo, come indica lo strato di
crollo rinvenuto al di sopra di esse.
Ad un periodo successivo appartengono i numerosi resti ossei
sconnessi che al momento dello scavo si trovavano sopra il
primo crollo. Nell'ultimo periodo di uso della tomba, corrispondente
al Bronzo Antico e alla Cultura di Bonannaro (fine III-inizi
II millennio a.C.) il monumento fu parzialmente risistemato
e tra i blocchi furono deposti circa 50 crani di individui
adulti coi loro corredi, che hanno permesso di datare quest'ultima
fase.
Gli oggetti rinvenuti nella tomba si trovano ora conservati
al Museo Nazionale di Cagliari. |